Libri come, il futuro sbiadito del libro e dei suoi editori

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Lo dico subito, senza giri di parole, quello su “Come sarà il futuro del libro”, organizzato nell’ambito della bella manifestazione Libri come a Roma, è stato un pessimo panel. Gli ospiti, che per i nomi che avevano alle spalle (Feltrinelli, Mondadori, Newton&Compton, E/O, RCS e Gruppo GEMS), avrebbero potuto essere estremamente interessanti per quanto riguarda temi come la nuova forma dei libri, le nuove piattaforme di fruizione, le normative di settore, i rapporti tra editori e lettori e il nuovo ruolo dell’autore in un mercato in cui il self publishing è ormai un dato di fatto con cui tutti gli editori devono fare i conti (infatti sia GEMS che Mondadori hanno in ballo dei progetti proprio in questo senso). Purtroppo, però, il moderatore dell’incontro, Marino Sinibaldi di Radio3, ha preferito incentrare buona parte del discorso sul prezzo dei libri, interrompendo in continuazione chi cercava di parlare di futuro vero.

Il punto di partenza è un dato statistico importante e di cui non si può far finta di niente: negli ultimi 8 mesi i libri venduti sono diminuiti di una percentuale che va dal 10% al 18% (fa sorridere la differenza di dati posseduti da colleghi che lavorano nello stesso settore) a seconda dell’editore che ne parli. In ogni caso, è la prima volta che il segno negativo supera le due cifre e tutti gli attori dell’editoria non possono non farci caso.

Dunque, a fronte di una situazione di crisi così nera e di un mercato ai margini di una rivoluzione totale guidata dal digitale – di cui sembra che solo i big Feltrinelli e Mondadori abbiano una coscienza reale – i principali argomenti di discorso sono stati il prezzo dei libri di carta (19.90 euro considerati come un prezzo non caro) e sulla posizione che questi occupano negli scaffali delle librerie. Quello che è sorprendente è che tutti riconoscono lo stato di crisi dei librai, eppure la lamentela principale è la posizione sullo scaffale. Una strategia suicida sembra. Asserire che il lettore che entra in libreria si sente perso per i troppi titoli prodotti in un anno e per la prevalenza dei grandi editori nei 10 metri vicino l’ingresso è un’argomentazione che non fatico a definire ridicola e il moderatore certo non aiuta a capire nè il presente nè il futuro dei libri se afferma che gli ebook in realtà non esistono anche se qualche editore dice in giro di venderli. Il top dell’idiosincrasia è raggiunto quando uno dei relatori (non dico il nome per non esporlo alla pubblica gogna) sostiene che se negli ultimi due mesi la vendita dei libri è in crisi è anche colpa dello sciopero dei trasporti e della neve.

Qualche spunto interessante comunque viene fuori anche se troppo pochi, continuo a ripetere.

Davvero molto interessante è il tema dell’ebook come vero e proprio media. Non più la trasposizione di contenuti realizzati per la carta digitalizzati senza neanche troppa cura grafica ma un vero e proprio media di cui ancora non conosciamo quasi niente delle sue potenzialità. Lo spunto è davvero interessante, in quanto dovrebbe spingere gli editori a ri-discutere il loro ruolo in termini di relazioni con autori e lettori. Forse ancora non è tempo per molti di confrontarsi con questa realtà di fatto per cui il discorso viene abbandonato subito.

Molto interessante è anche l’approccio dell’editore con i lettori. Il digitale stravolge questa relazione che non può essere più vista come un rapporto tra chi produce e chi compra un bene, ma è un processo comunicativo reale che deve essere bidirezionale. Anche qui gli editori presenti non sembrano molto lucidi e lungimiranti e si limitano a definire il rapporto tra questi due soggetti della filiera ancora in termini di dati di mercato. Dimostrazione di ciò è anche la mancata interazione col pubblico che non ha potuto rivolgere alcuna domanda.

Ultima riflessione interessante, portata alla platea dal rappresentante di Feltrinelli, riguarda i libri di carta ma questa volta, finalmente, visto da un’ottica che realmente guarda al futuro. I libri di carta hanno un valore intrinseco molto alto e che viene riconosciuto dal lettore che lo acquista ed è prodotto da tutti gli elementi della filiera che contribuiscono alla sua realizzazione. L’editore che vuole rimanere nel mondo della carta (sebbene presto non potrà fare a meno del digitale) deve cercare di spingere su questa leva valoriale e offrire prodotti sempre più curati perchè l’acquirente riconoscerà questa attenzione verso il dettaglio.

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