Sul buon uso dei social network nella didattica

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L’uso delle tecnologie digitali nel mondo della scuola è un tema all’ordine del giorno da un po’ di anni per due motivi principali: l’inarrestabile sviluppo delle tecnologie a disposizione e la lentezza con la quale queste prendono piede dentro i processi di insegnamento del nostro sistema scolastico.

Un’importante innovazione sembra arrivare direttamente dal MIUR con l’emanazione di una circolare che impone l’introduzione di libri di testo che prevedano una versione cartacea e una digitale. Probabilmente dopo un primo momento (che speriamo non duri a lungo) di adeguamento fisiologico alle nuove policy didattiche, il numero di studenti ed insegnanti che adotteranno dispositivi mobili per le loro attività di studio si moltiplicherà a vista d’occhio, soprattutto per la spinta che daranno le nuove generazioni di nativi “pure” e “millenians” digitali.

Più alto sarà il numero di studenti e insegnanti che si approcceranno allo studio in maniera totalmente o quasi totalmente digitale, maggiore sarà il bisogno di interazione attraverso questi nuovi strumenti della didattica, favorendo i processi di relazione scolastica anche al di fuori dall’aula fisica. Insomma, una sorta approccio di tipo “cloud” della didattica.

In questo senso un corretto, consapevole e responsabile utilizzo delle più grandi e comuni piattaforme di social network esistenti diventa necessario e auspicabile perchè come dice a Corriere.it Caterina Policaro, insegnante e blogger esperta di tecnologie social nel mondo della scuola e autrice delle slide che vedete qui sotto, “l’abuso è quando [gli studenti, ndr] vengono lasciati da soli con le tecnologie“.

Ci sono molte implicazioni nell’uso del web 2.0 in un campo così delicato come quello dell’educazione scolastica ed è per questo che sono d’accordo con Catepol quando sostiene che insegnanti e genitori vanno formati ma devono esserlo anche gli studenti stessi.

Il vero problema è che se devono essere gli adulti a formare i più giovani occorre che questi si diano una mossa (tenendo conto che esistono sempre più eccezioni positive) ed accelerino i risultati delle loro metodologie di aggiornamento professionale. Il punto di partenza, il pilastro fondante di questo aggiornamento è evidente e chiaro: occorre che l’insegnamento attraverso la lezione frontale in aula non venga più considerato come metodo esclusivo di apprendimento.

 

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