Secondo Alessandro Araimo, senior Partner Roland Berger, sostiene che “è sul device che si controlla veramente il consumo digitale dell’utente non solo in mobilità ma anche in casa, grazie ai tablet”.
Gli editori digitali sono naturalmente interessati a questo tipo di consumo. Si tratta fondamentalmente di due generi diversi, ma contigui per un’impresa editoriale: uno quantitativo, che fa riferimento ad un punto di vista di tipo economico-commerciale; il secondo qualitativo, riferito allo studio e allo sviluppo di nuove modalità utili a produrre, distribuire e consumare i propri prodotti editoriali.
Continua Araimo su Prima Comunicazione di marzo: “Per affermare sui nuovi terminali il proprio contenuto di qualità, gli operatori media tradizionali devono pensare i propri prodotti editoriali in maniera da sfruttare appieno le potenzialità dei nuovi mezzi…”.
Dunque, occhio al device cari editori. La crossmedialità nell’editoria è un’esigenza per tutti coloro che non vogliono perdere il treno del digitale. Per essere protagonisti di questo nuovo mondo “che sarà di device, di multipiattaforma, di eclettismo editoriale”, dice Alessandro Belloni, AD di De Agostini Publishing, tra le righe di Prima Comunicazione, occorre che tutti gli operatori dell’editoria tradizionale siano aperti agli stimoli provenienti dal mondo e dalle sperimentazioni digitali, mondo che ha anche “età medie decisamente basse”.
A guardare i numeri dell’azienda di Novara sembra che ci si possa fidare del consiglio di Belloni dato che con 10 nuove app nei prossimi tre anni – anche destinate al mercato anglosassone ed asiatico – De Agostini Pubblishing, infatti, conta di ottenere il 10% dei propri ricavi dal mercato delle applicazioni digitali e conta di arrivare al 20-25% del fatturato complessivo nel 2016.
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