Di questi periodi in cui il pagamento delle tasse è vissuto con particolare tragedia da parte del popolo italiano la campagna di “antimarketing” di Quintadicopertina (immagine tratta dalla pagina facebook dei giovani editori digitali genovesi) non è solo curiosa ma ha un significato particolarmente importante.
Certo l’idea che si possa risparmiare sull’acquisto di una merce, oggi come oggi è un toccasana non solo psicologico. Acquistare online consente al consumatore di non farsi troppe domande sulla provenienza del prodotto (come invece si fa al supermercato) e, a maggior ragione, quando si tratta di un prodotto digitale la domanda non ce la si pone neanche, tanto è tutto uguale ovunque. Cambia solo il prezzo e, come per esempio nel caso degli ebook, cambia la percentuale d’imposta sul valore aggiunto sul singolo prodotto.
Non sarà mistero per nessuno dei lettori di questo blog il fatto che in Italia l’IVA per gli ebook è al 21% mentre quella per i libri stampati è prevista al 4%.
Non è neanche un mistero il fatto che in altri paesi questa imposta è molto più bassa. Vedi il Lussemburgo, dove Amazon ed Apple hanno stabilito la propria sede legale che, andando contro le direttive europee che non prevedono il libro digitale come un prodotto su cui applicare imposte sul valore aggiunto vantaggiose, ha parificato la percentuale dell’imposta sul consumo degli ebook con i libri cartacei portandola dal 15% al 3%! Voci difficilmente opinabili sostengono che questa riduzione sia stata “concessa come favore” alle grandi aziende, Amazon ed Apple appunto, che hanno stabilito la propria sede legale europea nello staterello al confine tra Germania, Francia e Belgio.
Anche se l’Unione Europea ha formalmente protestato contro questa decisione alludendo ad un’evidente forzatura nel mercato digitale degli ebook all’interno dell’Unione in favore delle aziende in grado di portare la propria sede dentro i confini lussemburghesi, anche la Francia dell’ex presidente Sarkozy ha tentato di adottare un provvedimento simile tentando di portare l’imposta sul valore aggiunto degli ebook al 7% dal 19,6% precedente a partire dal primo aprile 2012. In realtà è ancora tutto come prima e il nuovo premier Hollande si è espresso favorevolmente sull’abbassamento dell’IVA del cartaceo che probabilmente tornerà dal 7% al 5,5, ma nulla ha detto riguardo l’IVA per gli ebook.
Non c’è dubbio che ci sia una differenza enorme tra un’imposta del 3% e una del 21% e che questa incida pesantemente sul prezzo al cliente che, acquistando online non si pone il problema di dove sono allocati gli uffici di un’azienda piuttosto che un’altra. Il prezzo è quello che conta.
Sicuramente anche in Italia sarebbe necessario un’armonizzazione dell’IVA tra libri ed ebook e la prospettiva tutta negativa di un ulteriore aumento al 23% (qualora la spending review governativa non avesse successo) va in tutt’altra direzione.
In realtà, però, dovrebbe essere l’Unione Europea una volta per tutte a decidere se gli stati membri possano adottare tassazioni uniformi per i libri cartacei o digitali considerandoli una volta per tutte prodotti omogenei. E’ anche vero che la situazione di vantaggio lussemburghese che ha generato numerose proteste non dovrebbe durare a lungo. Entro il 2015 infatti nel commercio online non verrà più applicata l’aliquota sul valore aggiunto del paese dove ha sede il venditore bensì si applicherà quella del paese dell’acquirente. Dunque se Amazon venderà ebook in Italia dovrà vedersela con l’IVA al 21% (e forse anche al 23%) e in Svezia, Danimarca e Ungheria addirittura al 25%.
E’ pur vero che il valore delle accise sul prezzo finale dell’ebook in vendita incide abbastanza ma non in maniera assoluta sullo sviluppo di questo mercato. Nel mercato inglese la VAT (equivalente IVA) è al 20% eppure il mercato è molto più sviluppato – è dato a oltre l’8%, ma è anche vero che ci sono diversi altri fattori da considerare – che in Italia o in Germania dove l’imposta sul valore aggiunto degli ebook è al 19%.
La questione dell’IVA, comunque non molto equa, non deve essere subita come uno scoglio insormontabile per decidere un concreto ingresso nel mercato dei libri digitali che, si mettano l’anima in pace, prima o poi dovrà avvenire.
Quello che è interessante riguardo questa faccenda lo coglie bene secondo me l’iniziativa comunicativa di Quintadicopertina che cala il mercato editoriale all’interno di una realtà sociale nella quale le tasse servono per il corretto funzionamento della cosa pubblica (corruzione permettendo). Acquistare un prodotto di un editore italiano dal suo store privato o dagli store online con sede in Italia, tutto sommato, è anche un gesto civico che di questi tempi può avere un gran valore sociale.

la tabella è tratta da qui
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