E’ possibile classificare i tanti modi in cui è possibile condividere la lettura di un libro o un documento di testo?
Stiamo parlando di un comportamento, un’azione, che esiste nella vita dell’uomo sin da quando esistono le biblioteche e probabilmente, anche da prima. Sto parlando di quello che oggigiorno si chiama “Social reading”: lettura sociale, socializzata e/o condivisa.
Ogni genitore che condivide una favola con il proprio bambino per farlo addormentare sta praticando il social reading, così come lo fanno quotidianamente decine di milioni di studenti di scuola e di università quando si ritrovano per studiare insieme. Lo stesso vale per gruppi di lettura, di studio e chi più ne ha più ne metta.
Il di più che possiamo vivere nel presente lo descrive bene Gino Roncaglia come racconta Alessio Jacona nel suo blog sul sito de L’Espresso: “Sfruttando la tecnologia dei nuovi formati e supporti, i libri si trasformino in portali aperti sulla rete verso cui condividere brani e riflessioni, o dal quale raccogliere contenuti aggiuntivi e contributi”. Questo è social reading inteso alla maniera digitale.
Per una classificazione delle varie modalità in cui può essere condivisa la lettura di un libro rimando a questo saggio scritto da Bob Stein dell’Institute for the Future of the Book dal titolo: “A Taxonomy of Social Reading: a proposal“.
In sintesi la lettura sociale può essere suddivisa in quattro modalità diverse:
- Discutere di un libro di persona con amici e conoscenti (al bar per es.);
- Discutere di un libro online (blog, recensioni e voti sui siti di vendita ma anche siti di social bookmarking fino ad arrivare a Facebook);
- Discutere di un libro in una classe o in un gruppo di lettura/studio;
- Ingaggiare una discussione su un libro all’interno dei margini del libro stesso (commentare e dialogare online su specifici passi del libro).
Nella quarta categoria, al contrario che su un blog, il commento e la discussione a margine di un tratto di un testo diventa parte integrante del testo stesso allargando la nozione di “contenuto” includendo in esso anche quelli che sono gli interventi dei lettori.
Qualcosa di simile succede spesso a chi ha l’abitudine (come me per esempio) di riempire i margini del libro di note e commenti scritti a matita. Quando presti un libro pieno di commenti a margine ad un amico o collega gli stai prestando anche i tuoi pensieri che non potrà fare a meno di leggere sfogliando quelle pagine.
Quello che è importante lo chiarisce sempre Roncaglia: “Il libro come piazza va bene a condizione che sia possibile anche la lettura “tradizionale”. I due aspetti devono essere ben separati e non devono interferire l’uno con l’altro. Avviene cosi in Kobo, dove la componente social è in uno strato che resta sotto le pagine, cui accedere a piacere”. Se così non fosse l’effetto generato su lettori e scrittori sarebbe di repulsione verso il social reading online.
Se nutri dubbi o scetticismo verso la tendenza social della lettura forse puoi trovare un appoggio tra le opinioni di Simon Groth.
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