mercoledì , 16 aprile 2014

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Social reading e marketing editoriale, alcuni spunti dal CEO di Goodreads

Otis Chandler CEO è il fondatore di Goodreads il più grande social network mondiale dedicato ai libri. Intervistato dallo staff di Digital Book World, Chandler traccia a grandi linee il futuro del social da lui inventato ma anche del mondo del libro online, il cui futuro non è affatto scontato.

Punti salienti dello sviluppo di Goodreads saranno una migliore efficienza nella “discoverability”, l’aspetto che riguarda la possibilità di trovare libri cui l’utente può essere interessato, e l’internazionalizzazione del sito con la traduzione in diverse lingue. Chandler non nasconde infatti il crescente successo che la sua creatura sta avendo in giro per il mondo. Gli iscritti ad oggi si aggirano intorno ai 12 milioni di cui tutti, sottolinea il giovane leader di questa impresa che in pochi anni è arrivata ad impiegare 32 persone (e pare che stia assumendo ancora), sono lettori forti, autori ed editori. Non si tratta, quindi, di un social network generalista stile Facebook ma di un luogo deputato all’incontro tra tutti i soggetti che gravitano con costanza attorno al libro.

E qui stanno alcuni punti salienti che vorrei sottolineare e che riguardano le nuove frontiere del marketing editoriale legato alla condivisione delle letture da parte del lettore (scusate il gioco di parole). In effetti, alcuni dei dati offerti da chi socializza le proprie letture possono essere considerati molto sensibili e utili da parte di editori e autori self published in termini di individuazione del “target” pubblicitario e di promozione editoriale.

When a book launches, you don’t want it to look like nothing’s going on. It’s like opening a restaurant. If you hear about a new restaurant and walk by and it’s empty, you probably will keep on walking. When you look in and see there are people in there talking and having fun, you might check it out. When you launch your book, you want there to be people talking about it and that’s what the giveaway tool does for you.

In questo passaggio la questione di cui sopra prende forma, nel senso che il cliente del ristorante entra dentro il locale per vedere se è pieno e se la gente sembra contenta di mangiare lì. Ma in un social network dedicato ai libri la questione è un po’ diversa. Tutto sommato, è come se i clienti del ristorante andassero in giro per un quartiere pieno di localini dove cenare indossando delle magliette con scritto quale locale gli piace e quale meno. Il nuovo cliente che deve scegliere dove andare, piuttosto che entrare a scrutare le facce dei clienti già seduti, viene intercettato già fuori dai messaggi lanciati, e rilanciati, da altri clienti. Questa, in effetti sarebbe una manna dal cielo per qualunque gestore di locale che non dovrebbe più pagare dei PR o la pubblicità per intercettare i potenziali clienti.

Nel web, però, questo discorso va un po’ oltre perchè per intercettare così bene potenziali clienti/lettori occorre conoscere i dati ad essi relativi. In alcuni casi, questi dati possono anche essere considerati sensibili e aprire un problema legato alla privacy non del tutto indifferente. La conferma arriva da quest’altro passaggio dell’intervista a Chandler:

Once we figured out who the kind of reader is who likes that book and we got enough critical mass for that, we were able to start recommending it to all different kinds of readers who read similar titles in that genre. It really just illustrates how important it is to get word-of-mouth and buzz going as early as possible.

Dice: quanto è importante il passaparola, ma dovrebbe dire quanto è importante conoscere e registrare quello che la gente dice per poter fare una pubblicità mirata verso persone che sembrano avere gusti simili.

Non è detto che sia sempre, o per tutti, qualcosa di negativo ma è bene fare attenzione allo sviluppo del social reading anche in questo senso. Un conto è scambiarsi dei consigli tra amici, conoscenti o amici di chat/social; un altro conto è mettere a disposizione degli uffici marketing dei grandi editori i nostri dati e gusti personali per poi venire bombardati da pubblicità confezionata sulla base di quello che facciamo online.

Può essere una cosa utile al fine di scoprire nuovi titoli affini ai nostri gusti ma a qualcuno potrebbe non piacere per niente…

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